Tra allergie e intolleranze

Non tutto quel che è buono fa bene

Con la primavera inizia la stagione delle allergie ai pollini. Tuttavia molti soffrono anche di allergie di tipo alimentare, che non hanno stagionalità.

Oggigiorno il rapporto con il cibo è diventato meno istintivo e meno naturale.

Tutto l’anno, la nostra tavola è abbondantemente imbandita di prodotti che subiscono numerose manipolazioni, lunghe conservazioni e arricchimenti in additivi: la conseguenza paradossale è che una larga fascia di popolazione occidentale è malnutrita da alimenti di scarsa qualità e basso pregio.

Giocano a sfavore anche alcuni comportamenti nei confronti del cibo: le c.d. “diete fai-da-te”, imponendo spesso di mangiare sempre gli stessi cibi (vedi la “dieta della banana”, del “minestrone” ecc.) impediscono una ragionevole rotazione di alimenti: il che oltre a provocare da un lato carenze favorisce dall’altro reazioni avverse da accumulo di sostanze indesiderate.

L’allattamento al seno è considerato un fattore protettivo, mentre gli abusi di farmaci, più o meno uniti ad una dieta povera di fibre, alterano la flora batterica intestinale; lo stress infine influisce fortemente su tutto il sistema immunitario favorendo reazioni anomale.

Molti possono onestamente dire di star bene, tuttavia sempre più persone manifestano reazioni negative che vanno da leggere “pesantezze” o “pruriti” a risposte allergiche di più grave entità. Malgrado le similitudini, non dobbiamo tuttavia confondere le (fortunatamente rare) allergie alimentari con le (frequenti) intolleranze.

Nell’allergia alimentare si attiva il sistema immunitario. Un cibo o una parte di esso, viene “percepito” dall’organismo come una minaccia ed innesca la produzione di anticorpi. Questi determinano il rilascio di sostanze chimiche come l’istamina, che provoca vari sintomi: prurito, naso che cola, tosse o affanno e nella sua forma più grave, shock anafilattico.

L’intolleranza alimentare è invece l’incapacità di digerire o metabolizzare correttamente un determinato alimento o sostanza.

Ciò determina nei minuti successivi una reazione infiammatoria generalizzata o localizzata con sintomi simili a quelli allergici ma con una manifestazione più lieve oppure con effetto ritardato, poiché dose dipendente, da accumulo; e nel lungo periodo, sintomi di malnutrizione come, ad esempio, una crescita insufficiente.

Mentre nell’allergia i sintomi sono causati anche da minime quantità di sostanza incriminata, nell’intolleranza occorre superarne una certa “dose minima tollerata”.

In conclusione i soggetti veramente allergici devono in genere eliminare del tutto il cibo incriminato, mentre coloro che soffrono di un’intolleranza possono sopportarne piccole quantità senza accusare disturbi e anzi, come un neonato, possono svezzarsi.

Alimenti comuni possono indurre tanto allergia che intolleranza, tipico esempio è il latte o il pane.

Nell’intolleranza, a causa di un deficit enzimatico nei succhi digestivi sostanze come lattosio o glutine stagnano nell’intestino senza venir assorbite, fermentando e determinando fastidiosi mal di pancia.

Sintomi gastrointestinali sono frequenti anche in caso di allergia verso le proteine del latte vaccino, comune nei neonati e nei bambini. Le allergie agli alimenti o ai componenti alimentari infatti sono spesso ereditarie e vengono in genere diagnosticate nei primi anni di vita.

Tra gli altri alimenti che presentano maggiori probabilità di reazioni allergiche vi sono quelli particolarmente ricchi in istamina: frutta rossa (es. fragole), kiwi, banane, agrumi; crostacei (granchi, gamberi di fiume e di mare, aragoste), pesce azzurro, ortaggi come spinaci, pomodori, crauti, melanzane; la frutta secca e l’albume dell’uovo.

Svettano anche alimenti ricchi in nickel come tutto lo scatolame, i semi e i legumi (tra cui soia, liquirizia e arachidi), oltre che i già citati pomodori, mais, cereali integrali, caffè, thè nero; ma non dimentichiamo il glutine (grano, orzo, farro, ecc.).

L’allergia al glutine è nota come celiachia, provoca violenti sintomi gastrointestinali nel breve periodo, mentre nel lungo periodo ulcere gastrointestinali, malnutrizione e dermatiti; predisponendo al diabete, alla tiroidite, alle patologie autoimmuni e al cancro dello stomaco.

L’allergia a noci, arachidi, mandorle o nocciole è una patologia di una certa gravità con sintomatologia severa anche al minimo contatto con la pelle o per inalazione.

FAQ’s

FAQ: Come capisco se sono allergico o intollerante a qualcosa? Mediante appositi test ambulatoriali, poco o nulla dolorosi: fatti o col “pungidito” o addirittura soffiando dentro appositi contenitori.

FAQ: Come mai sono sempre stato bene e all’improvviso, da due anni a questa parte, il latte e i formaggi mi danno dolori di pancia, diarrea e aria? Con l’età hai forse sviluppato un’intolleranza al lattosio, puoi consumare tranquillamente lo yogurt e i formaggi stagionati, mentre ti suggerirei di evitare gli altri e di sostituire il latte  “classico” con quello pre-trattato tipo Accadì, Zymil ecc. oppure col latte di soia, di riso ecc.

FAQ: E se uso latte scremato? E’ inutile, la scrematura elimina i grassi, ma non le proteine (lattoalbumine, caseine) nè gli zuccheri, tra cui il lattosio.

FAQ: Non ci arrivo, come mai formaggi stagionati, yogurt e latte Accadì non mi disturberebbero? Perchè in questi cibi la fermentazione elimina tutto il lattosio, a quel punto poco importa se non produci più sufficiente enzima per digerirlo.

FAQ: Per caso la pizza è fatta col latte? Ho paura che mi “gonfi” quella… Se non è la mozzarella, probabilmente sei diventato intollerante ai cibi lievitati. Fa’ attenzione allora anche ai funghi, a tutti i formaggi fermentati, e al tè nero.

FAQ: L’ho sempre detto io, che è meglio mangiare biologico… Purtroppo l’uomo non è l’unico a introdurre pesticidi, antiparassitari, concimi e ormoni negli alimenti in ogni fase del ciclo produttivo e di coltivazione: venti, volatili e insetti trasportano dappertutto acque inquinate, sospensioni di polveri sottili e metalli pesanti.

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