CAPIRE I DIVERSI TIPI DI FAME

Si mangia perché si ha fame, sembrerebbe banale ma non lo è, bisogna distinguere infatti la fame dall’appetito e dalla sazietà.

Lo stimolo della fame è un fattore determinante per la sopravvivenza, è all’origine di quei segnali che ci indicano il bisogno di mangiare indipendentemente dall’alimento che consumiamo, la fame è quando ci viene il “buco allo stomaco”, è accompagnata da movimenti gastrici e spesso anche da irrequietezza.

Il mangiare conseguente alla fame è un atto che facciamo per rimuovere una sofferenza fisica  e non mentale.

L’appetito è invece stimolato da segnali esterni sensoriali (sentire un profumo, vedere un alimento, assaggiare del cibo ed anche sentire un rumore che ci ricorda la preparazione di un cibo). L’appetito quindi normalmente a differenza della fame è legato alla brama di mangiare un alimento specifico evocato da un senso, legato ad un ambiente particolare, ad una situazione affettiva che identifica il cibo come fonte di un appagamento mentale, di piacere.

L’appetito è mentale.

La sazietà ci segnala quando abbiamo mangiato abbastanza, quando lo stomaco lo sentiamo pieno, quando ci sentiamo appagati e se continuiamo a mangiare può comparire la  nausea.

La regolazione della fame, dell’appetito e della sazietà è un fenomeno molto complesso regolato da neurotrasmettitori. Tutti questi neurotrasmettitori interagiscono con una centrale che si  trova a livello cerebrale, nell’ipotalamo.

 Tale “centrale“ ha una propria codifica che tende a mantenere un certo peso corporeo prefissato; ha anche due centri uno della fame e uno della sazietà e se uno di questi due non funziona bene si possono verificare situazioni patologiche che vanno dall’anoressia all’obesità.

I segnali interni che regolano i neurotrasmettitori e  la “centrale ipotalamica” sono molteplici ed in continua scoperta:

  • la glicemia (zucchero nel sangue) se bassa abbiamo fame
  • l’acidosi(corpi chetonici nel sangue e profotti degradazione acidi grassi) diminuiscono la fame
  • la quantità nel sangue di alcuni aminoacidi (triptofano)
  • vitamina B
  • zinco
  • ormoni gastrici ( peptidi simil-bombesina)
  • ormoni intestinali (colecistochinina)
  • ormoni pancreatici (glucagone, insulina e amylina)
  • fattori meccanici legati alla distensione gastrica, alla temperatura del corpo

 I neurotrasmettitori inviano alla centrale segnali di sazietà (leptina e insulina prodotte rispettivamente dal tessuto adiposo e dal pancreas) e di appetito (grelina, ormone prodotto dallo stomaco prima dei pasti).

Ovviamente i segnali di un tipo inibiscono quelli dell’altro tipo. Se il centro della sazietà viene attivato inibisce il centro della fame, al contrario questo rilascia ormoni come la orexina e MCH ad azione oressigenica che stimolano la salivazione (quando si dice “ ho l’acquolina in bocca”) e la motilità gastrica(quando si dice “ ho un buco nello stomaco”) inducendoci a ricercare cibo.

La fame e la sazietà sono quindi il risultato di processi fisiologici fisici complessi.

L’appetito è più mentale e legato anche al piacere che si prova a mangiare un certo alimento e dipende dalle proprietà sensoriali come il sapore difatti grassi e dolci che hanno una forte attrattiva sensoriale ci suscitano gratificanti effetti dopo la loro ingestione.

Nel caso dell’appetito il cibo riveste quindi una funzione legata al piacere e non è  più solo una fonte di nutrimento. In questo caso altre strutture cerebrali intervengono in modo complesso e ci spingono a ricercare ed assumere cibi la cui ingestione genera quella situazione di appagamento e piacere.

Molti neurotrasmettitori sono coinvolti in questo processo che vede protagonisti il sistema limbico dopaminergico (la dopamina controlla la spinta motivazionale alla ricerca del cibo gratificante), il sistema glutaminergico (che modula il rilascio di dopamina), il sistema gabaergico(inibisce la dopamina), il sistema oppioide (utilizza  neuropeptidi oppioidi, enkefaline e dinorfine che mediano l’assunzione del cibo stimolata dalla dopamina), il sistema serotoninergico e il sistema endocannabinoide.

Il circuito della gratificazione appare quindi  molto complesso e in continua scoperta.

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