QUESTIONI DI ETICHETTA… o quasi.

Dalla costituzione dell’Europa unita, molto è stato fatto in materia di trasparenza alimentare e non; quello che ancora va fatto, escludendo clamorosi casi di falsificazione alimentare o di veri e propri attentati alla salute pubblica, permette tutt’ora a fabbricanti e commercianti senza scrupoli, complici anche martellanti campagne pubblicitarie e il silenzio delle istituzioni, di approfittarne a norma di legge.

Ciò poiché in maniera appunto martellante o accattivante/affascinante, e sotto l’influsso modaiolo del momento vengono ciclicamente pilotate talune campagne “informative”, tendenti a scatenare susseguenti “allarmi” glutine, colesterolo, diabete, grassi saturi ecc. piuttosto che a fare vera educazione alimentare (che “non rende”).

Dal 2010, e con successiva revisione nel 2014, una legge europea (D.to L.vo 27.01.92 n. 109 e succ. mod. dei DD.RR. 89/395-6/CEE) sancisce che le etichette, uguali per tutta europa, non devono:

  • nè indurre errori sulle caratteristiche/sugli effetti dei prodotti alimentari (es. “Made in Italy” su prodotti esteri; “Qualità Superiore”; “Contiene il 50% in meno di plastica”);
  • nè attribuire a un prodotto alimentare qualità preventive/terapeutiche (es. “abbassa il colesterolo”, “combatte l’ipertensione”, “regolarizza l’intestino”, “difende il cuore”.);
  • nè suggerire il possesso di caratteristiche particolari comuni a prodotti analoghi (es. “Riso senza glutine”; “olio senza colesterolo”; “Grana senza lattosio”);
  • nè attribuire al prodotto effetti/proprietà non possedute (es. “Elimina i radicali liberi”; “innalza le difese immunitarie”; “frena la caduta di capelli”; “migliora la vista” ecc.).

Smascherare molti espedienti è facile come leggere un’etichetta. Vediamo alcuni esempi, volutamente inventati ma non troppo:

NO OGM. L’acronimo di “Organismi Geneticamente Modificati” è ormai sulla bocca di tutti, a volte accompagnato da parecchio allarmismo, quando non da isteria. Gli OGM sono sempre esistiti, dalla scoperta dell’agricoltura l’uomo, mediante INNESTI e INCROCI, ha sfruttato l’adattabilità dei vegetali per ottenere frutta e verdura di tipo nuovo oppure più resistente al clima o alla carica parassitaria dell’ambiente, in epoche dove non esistevano pesticidi, diserbanti, e nemmeno la genetica. Non si capisce come il termine abbia assunto l’odierno significato di prodotto estremamente dannoso per la salute umana; e “la mancanza di dati” pare peggiorare le cose. Sfatiamo un mito: gli OGM non sono dannosi alla salute umana, al massimo all’ambiente dove vengono trapiantati. Non essendo infatti più “calmierati” dai loro parassiti, da un lato questi ultimi periscono – e così i loro predatori – da un altro, qualora non opportunamente sterilizzati (come di fatto accade, durante la loro “costruzione” o ingegnerizzazione) potrebbero svilupparsi a dismisura in un ecosistema non loro, comportandosi di fatto come infestanti.

Aromi Naturali: è perfettamente legale che tali aromi non provengano dalla natura, bensì aggiunti all’alimento sotto forma di sostanze chimiche dal sapore simile all’aroma naturale (es. “Gusto formaggio”, “all’aroma di limone”, ecc.). L’aroma davvero naturale secondo il comune parlare verrebbe indicato con nome scientifico (es. Capsicum, Cynarina, ecc.)

Olio vegetale non idrogenato: dicitura perfettamente legale, non dice però da che TIPO di vegetale proviene. E allora sono economicissimi olii di cocco/di palma, già naturalmente idrogenati e tra l’altro di tipo TRANS, che pertanto non necessitano di ulteriori processi di idrogenazione (“non idrogenato” qui va inteso come “non è stato idrogenato”… poichè non ce n’era bisogno!). Pertanto, ultimamente qualcosa si sta muovendo per vietare tali olii, o quantomeno incoraggiare, l’impiego industriale del più prosaico burro.

Olio d’oliva/di semi ICS – senza colesterolo: dicitura perfettamente legale in quanto dice la verità: il colesterolo è un grasso animale, qualsiasi olio vegetale ne è naturalmente privo. Il trucco consiste nel far credere che la prerogativa sia esclusiva dell’”Olio ICS”.

Senza zucchero: per “zucchero” si intende comunemente – e legalmente – lo zucchero da cucina (il c.d. Saccarosio). Se l’alimento è ugualmente dolce, nella migliore delle ipotesi contiene dolcificante, altrimenti contiene o un altro tipo di zucchero (es. fruttosio, il maggior responsabile delle steatosi epatiche), oppure lo zucchero già naturalmente presente nell’alimento; in tal caso la scritta “senza zucchero” è del tutto fuorviante, e va intesa non come alimento privo di zuccheri, bensì di soli zuccheri aggiunti. E ovviamente, tutto è perfettamente legale.

Riso IPSILON – LINEA ALIMENTARE SENZA GLUTINE. Come molti alimenti (es. mais, quinoa, amaranto, verdura, legumi, latte, cacao ecc.) il riso è naturalmente privo di glutine, che è una proteina tipica dei cereali. La dicitura è quindi perfettamente legale perché dice il vero, ma è fuorviante perché tende a far credere che solo il riso di marca Ipsilon sia privo di glutine.

Formaggio tipo Caprino di latte Vaccino: per scrivere solo “Caprino” dev’essere fatto col solo latte di capra. Ma se compaiono le altre parole, magari in corpo 8 rispetto al 36 riservato alla parola CAPRINO (in modo che “scompaiano”), può venir prodotto anche con altri tipi di latte più economici (es.vaccino) e tutto diventa legale, perchè in etichetta… c’è!

Biscotti della salute – arricchiti in vitamina C: la Vitamina C è con ragione considerata salutare e rinforzante. Aggiungerla all’impasto dei biscotti anche in minima parte rende legale indicarlo in etichetta. Ma come molte altre vitamine è termolabile: qualsiasi quantitativo verrà inattivato dalla successiva cottura dei biscotti. Ma forse, l’espediente farà preferire al consumatore un prodotto del genere rispetto a quello venduto a fianco, che non riporta questo ingrediente. Tutto, manco a dirlo, a norma di legge.

Olio Oliva/Olio d’Oliva: se c’è la “d’”è olio d’oliva (e resta da stabilire la qualità delle olive impiegate); se non c’è, certamente non lo è: “Oliva” è il nome della ditta produttrice, o il nome o il soprannome del fabbricante (similmente a “Pininfarina”) o dello stesso olio, o chissà che altro.

Linea “Peso-Control” e Salute: pasta dietetica – e magari: da agricoltura biologica – Dosi/persona consigliate: 70-80 g. a pasto. Diciture legali in quanto affermano il vero, difatti ogni moderna dieta prevede pasta o riso nelle proporzioni circa 70-80g. per ciascun piatto (fonte: LARN); l’etichetta però fa credere che sia una prerogativa esclusiva di quella pasta.

Prodotto eletto “Firmato Natura”: dicitura evocativa che non significa nulla, come diceva Beppe Grillo già nel lontano 1994, avrebbe senso qualora a un certo momento arrivi… “un pioppo”… a firmare il prodotto.

Fabbricata col 50% in meno di plastica: altra dicitura evocativa cui si tenta di darvi senso sostituendo il termine di paragone (col 50% in meno… ma rispetto a che cosa?) con un complemento oggetto.

“Dose raccomandata secondo gli RDA”: Creato apposta per un determinato gruppo di appartenenza (maschi, 30enni, di 70Kg. e che consumano circa 2000 Calorie al giorno), un tale standard risulta controindicato a chiunque non solo non sia un giovane “sportivone”, ma che oltretutto sia affetto da ogni sorta di squilibrio biochimico (malati, anziani, intossicati da farmaci, portatori di tare genetiche, convalescenti, alcolisti, tossici, bambini ammalati ecc.). Diventa di conseguenza totalmente irresponsabile e antiscientifico, ma purtroppo perfettamente legale, utilizzare uno standard del genere come riferimento per orientare le persone nell’assunzione di sostanze nutritive e alimentari o per stabilire le quantità da assumere di questa o quella determinata sostanza.

Uova di galline allevate A TERRA. Si evocano galline “ruspanti” quando in realtà sono tenute in una gabbia poggiata a terra invece che sospesa.

Altri espedienti non sono scritti bensì figurativi. si pensi ad esempio alle etichette dell’acqua in bottiglia, dove la fanno da padrone, a colori soavi e luminosi, intense raffigurazioni di esplosioni di natura quali parchi, laghi contornati da foreste con cascate, monti con ghiacciai, rondini in volo ecc.; immagini fortemente evocative di una natura incontaminata ed estremamente salubre, in modo da suggestionare e suscitare un naturale attaccamento a un prodotto che, di per sè stesso, quando non inutilmente acquistato (l’acqua del rubinetto di molte città è francamente buona e chimicamente e batteriologicamente sicura) la relativa industria genera un indotto tutt’altro che “eco-friendly”, si pensi solamente alle migliaia di camion necessari per il trasporto delle migliaia di bancali su tutto il territorio; oppure ai necessari, sterminati magazzini dove andrebbero mantenuti tali bancali al riparo soprattutto della luce solare in attesa del trasporto o della distribuzione (luoghi spesso carenti che determinano il deterioramento del prodotto finale prima ancora che venga acquistato); o infine, all’impatto ambientale determinato dalla produzione e dallo smaltimento di bottiglie e bottigliette di plastica…

Ulteriori espedienti, da considerare efficaci per sfinimento, vedono atleti e sportivi di successo molto utilizzati dalla pubblicità per promuovere alimenti e bevande, spesso merendine e bibite gassate, destinate al consumo dei piccoli; i cui genitori, pur di conquistarsi un attimo di tregua dalle insistenze di piccoli individui ancora privi di qualsivoglia senso critico o della misura alla fine cedono e li acquistano, con uno scopo quindi certamente diverso da quello che dichiaratamente vuole inculcare la pubblicità del prodotto stesso, sulla falsariga del “se lo sportivo glielo dà alla sua bambina, puoi darlo anche al tuo“; “se è diventato uno sportivo di successo alimentandosi così, certamente può diventarlo anche tuo figlio mangiando le stesse cose“…

Eccetera. Ma allora un’etichetta regolare cosa deve riportare?

  1. Luogo di provenienza;
  2. Elenco degli ingredienti compresi gli additivi in ordine decrescente di peso; Titolo alcolimetrico se presente alcool > 1% del volume (es. pan carré);
  3. Peso netto;
  4. Termine minimo di conservazione/Data di scadenza; Modalità di conservazione;
  5. Nome, ragione sociale o marchio del fabbricante;
  6. Sede dello stabilimento di produzione;
  7. Istruzioni per l’uso se necessarie (es. i minuti di cottura per un alimento).
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...