Il dolore

Questa sensazione soggettiva da sempre accompagna la vita umana. Per ovvie ragioni di ricerca e ideazione di sistemi lenitivi sono nati organismi pubblici e privati (l’italiana AISD, http://www.aisd.it/news.php e a livello mondiale la IASP, http://www.iasp-pain.org).

Il dolore viene definito come un’esperienza sgradevole legata a lesione tissutale o comunque descritta in tali termini.

Viene distinto in somaticovisceralemistoriferitoidiopatico, ecc. Alcuni sono specifici di determinate condizioni patologiche, es. dolore precordiale gravativo = tipico dell’infarto cardiaco. In ogni caso rendono il soggetto inabile sia dal punto di vista fisico che emotivo, influendo anche sulla sua capacità di auto-conservazione.

E’ il prodotto di diverse cause, principalmente la POSTURA, l’ALIMENTAZIONE, la DENTIZIONE e la MASTICAZIONE, le CATTIVE ABITUDINI, l’attività sportiva e lavorativa, oltre ovviamente ai traumi fisici ed emotivi.

Quando acuto, relativo a un trauma fisico, è spesso naturalmente reversibile. Più difficile da trattare è il dolore cronico, dove talvolta la sensazione dolorosa viene trasmessa anche se la causa scatentante non esiste più, per esempio nella sindrome dell’arto fantasma.

Il medico che si occupa di terapia del dolore in una struttura ospedaliera è l’anestesista. Negli ultimi anni tuttavia il progresso delle tecnologie ne permette trattamenti ambulatoriali avvalendosi di altri professionisti sanitari e non, classicamente osteopata, fisioterapista, infermiere nonchè di metodiche di medicina integrativa e complementare (es. fitoterapia) ma anche, addirittura, di metodiche definite pseudo-scientifiche (es. kinesiologia).

Il trattamento con mezzi farmacologici è composto principalmente da analgesici non oppiacei, oppiacei, antidepressivi, anticonvulsivanti; somministrati per via orale o iniettiva endovenosa, intramuscolare, sottocutanea.

Le misure non farmacologiche più utilizzate sono l’esercizio fisico (fisioterapia), le applicazioni termiche, l’impiego di strumenti di interazione col tessuto nervoso quali ultrasuoni, radiofrequenze (TECAR), correnti antalgiche di stimolazione dei nervi periferici (TENS), manipolazioni masso-fisioterapiche, kinesiologia, agopuntura.

Le varie misure esistenti vengono variamente ruotate e abbinate personalizzandole al massimo secondo le caratteristiche del paziente; ciò al fine di limitare o evitare il fenomeno dell’assuefazione alle mono-terapie ripetute, sfruttare i vari meccanismi d’azione delle diverse metodiche e quindi giungere a una maggior efficacia curativa; si pensi ad esempio alla mesoterapia, in cui i medicamenti lenitivi, sotto forma di unguenti o iniezioni sottocutanee, vengono abbinati alle correnti terapeutiche o alle radiofrequenze di tipo Tecar.

La terapia analgesica o medicina del dolore viene quindi abitualmente applicata in vari contesti e rappresenta il trattamento terapeutico e scientifico del dolore nelle sue varie forme: postchirurgico, traumatologico, neurologico (in particolare cefalee, nevralgie…), a contesti con minor gravità, ma altrettanto invalidanti; è spesso applicata in persone affette da dolore cronico (mal di schiena, cefalee, esiti di traumi, di interventi chirurgici, malattie neurologiche).

Leggi anche: medicina palliativa, Leniterapia, Nevralgia, Scala visuo-analogica del dolore, Sindrome dell’arto fantasma, massoterapia, tecar, ultrasuonoterapia;

http://www.barattucci.org/2014/12/la-societa-che-non-vuole-soffrire.html.

fabio zannini – studio-inlinea.it

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