Integratori, multivitaminici e cambi di stagione

Ogni cambio di stagione è la solita storia, ci sono giorni in cui mi sento talmente fiacco da faticare persino a ragionare, che dico? Ad alzarmi dal letto. Questi sono guarda caso i periodi in cui imperversano le réclame degli integratori.

Ma “fanno bene”? E quelli con dentro “tutto”, non “faranno “reazione”? Come distinguere un buon prodotto da una “bufala”? Domande intelligenti e inerenti concetti come antagonismo, competizione, interferenza, qualità.

Va innanzi tutto capito che, se vogliamo ricavare un benefico dalle sostanze che assumiamo, dobbiamo far si che una loro dose terapeutica arrivi a destinazione oltrepassando indenne la selezione operata dalle barriere poste dai nostri organi.

I NUTRIENTI degli alimenti non incontrano ostacoli. Ma altri componenti dei cibi potenzialmente utili dal punto di vista terapeutico come flavonoidi, antocianine, terpeni, fitati, alcaloidi, polifenoli, tannini, sono già più problematici perché, evolutivamente, l’organismo è programmato per espellerli.

La dura vita della molecola

Se un preparato medicamentoso viene assunto poniamo per via orale, il principio attivo – o molecola – per essere assorbito deve innanzi tutto resistere, al pH = 1 dello stomaco e al pH che va dal 3,5 al 7,5-8 dell’intestino. Un bel “salto” tra due ambienti piuttosto corrosivi!

Nell’intestino inoltre la molecola dovrà avere la capacità di “passare” inalterata nel sangue, attraversando la mucosa intestinale ricca però di agenti denaturanti quali flora e anticorpi, ma anche di “chelanti”, spesso presenti nei cibi stessi (es. fibre vegetali) e che legandosi alla molecola medicamentosa ne impediscono l’assorbimento.

Oppure apparentemente l’assorbimento avviene ma subito dopo la sostanza viene nuovamente “rimbalzata” nel lume intestinale. In entrambi i casi verrà espulsa con le feci.

Ma nell’intestino vi sono anche opportuni trasportatori che, legandosi uno per molecola, a una quota si spera complessivamente terapeutica la “traghettano” attraverso le barriere fino all’organo bersaglio per mezzo della circolazione sanguigna.

Il fegato però filtra ripetutamente tutto il sangue, che a ogni passaggio viene depurato da tutto ciò che ha natura non nutriente, addirittura anche dai farmaci iniettati: a ogni passaggio nel fegato quindi, svariate molecole vengono inattivate, ossia “glucuronate”, legandosi a una molecola che le “marchia” per venir selezionate dal rene e quindi espulse con le urine (la c.d. “emivita” farmacologica).

In conclusione, ogni molecola che viene alterata o espulsa dal nostro corpo, o al contrario assorbita in quantità insufficiente, non ha alcun effetto curativo.

Farmaco Vs. Integratore

Ecco perché un farmaco funziona “di più” di un integratore o un preparato erboristico, è “nato” millenni dopo, per di più opportunamente “ingegnerizzato” contro queste difese. Una molecola proveniente da alimento o integratore alimentare invece non è “protetta” o modificata, va assunta così com’è e pertanto “funziona meno”.

Tuttavia non si tratta di un farmaco di serie B, chimicamente è una molecola di derivazione per lo più vegetale oppure alimentare (come la morfina o la digitale, su cui nessuno pone dubbi di efficacia) e che, al vantaggio di agire come un farmaco unisce quello delle scarsissime reazioni avverse, più note come “effetti collaterali”.

Anche per loro ovviamente vale il discorso delle “interferenze” reciproche tra sostanze; e più “si interferiscono” meno vengono assorbite. Siccome le sostanze per interferirsi competono tra loro, si parla di antagonisti competitori, o “competitor”.

Precedenza ai più “simpatici”?

Funziona così: quando più “competitors” condividono lo stesso “carrier”, quello più affine si lega per primo e inizia il “viaggio”. Gli altri vengono tralasciati, in altre parole se un carrier traghetta una molecola non può contemporaneamente traghettarne un’altra, benchè magari in quel momento più utile a fini terapeutici.

Se ad esempio mi sento “fiacco” e prendo del magnesio, ma anche calcio e ferro, so già che assorbirò tanto calcio, in quanto il “traghettatore” è lo stesso per tutti ma più affine al calcio (utile alle ossa e alla contrazione muscolare); pochissimo al ferro (utile ai globuli rossi) e ancor meno al magnesio.

Ossia, non avendo assunto il magnesio in condizioni ideali, non ne ho assorbito in dose terapeutica; come risultato continuerò a sintetizzare poca ATP, il mio “carburante per razzi”, e quindi continuerò a sentirmi “fiacco”.

Calcio, ferro e dintorni

Problema risolto, ho qui una “bustina” di magnesio, dopo mangiato la prendo… Sappi allora che il fosforo contenuto in verdure, cereali, legumi, latte, carne o pesce “chelerà” il tuo magnesio rendendo entrambi inassorbibili e quindi, pronti a essere eliminati. Cosa mangi?

Per chiudere il discorso parlando del solo magnesio, per ironia della sorte è naturalmente presente proprio in quegli alimenti che contengono anche i suoi competitors!

Come mai però a me per la “fiacca” il dottore mi ha dato il FERRO, e non mi ha detto di mangiare più spinaci? Si vede che nel tuo caso il medico sospetta un’anemia; però guarda che non va bene un ferro qualunque (altrimenti ti basterebbe inghiottire della limatura!), tutto il ferro che non è in forma ionica o di tipo non-EME, come ad esempio quello della verdura ma anche, ahimè, di qualche farmaco mutuabile, il tuo organismo lo eliminerà… purtroppo, la nostra biochimica è indipendente dai nostri “ragionamenti”.

E la SOIA? Ottimo legume, con un’interessante quota proteica. MA: alla lunga, più adatta a costruire un fagiolo che una persona; può interferire col nostro ormone tiroideo, dando disturbi in soggetti predisposti; i fitati che contiene chelano il magnesio e tanto altro. Ma allora come mai i “cinesi” ne mangiano tanta e stan bene? Perchè questi effetti sono controbilanciati dal largo uso di alghe e di pesce nella loro alimentazione.

I FLAVONOIDI? Il RESVERATROLO? Ah, io bevo vino rosso e mangio frutti rossi. Prosit e buon appetito: ogni giorno, con “appena” 1 litro e mezzo oppure 45 Kg. ti garantirai un’assunzione di ben… 10 mg. (che il corpo umano nemmeno “vede”).

Ah guarda, io al “super” ho trovato un integratore che sa di mirtillo, costa poco ed è completo di tutti i flavonoidi e le antocianine possibili e immaginabili… benissimo, ma guarda che se non sono FITOSOMATI (procedimento industriale costosissimo) non ne assorbirai una molecola…

E qui ci riallacciamo ai “multivitaminici”: costano “poco” e hanno “tutto”, ma ormai qualche dubbio me lo pongo: gli ingredienti, saranno stati resi “graditi” al nostro intestino? Non li eliminerò per interferenze reciproche? Mi curano, o mi illudono?

Ma allora come faccio?

In sintesi, crediamo di assumere determinate sostanze perché contenute in ciò che ingeriamo; in realtà frequentemente ci illudiamo non solo non “curandoci”, ma anche impoverendoci di molto altro di cui, in quel momento, avremmo realmente bisogno.

Conviene a questo punto, quando ci manca una cosa, assumere solo quella.

Un primo passo può essere il considerare finalmente la pubblicità per quello che è: una vendita di prodotti e non una fonte d’informazione. Chi la fa lucra parecchio su molti equivoci, radicati persino nei nostri insegnanti. Giusto per fare qualche esempio:

  • sa che confondiamo “naturale” con “privo di effetti nocivi” e che demonizziamo tutto ciò che è “sintetico”; raccontiamolo ai diabetici, da decenni salvati dall’insulina sintetica; oppure a chi si è avvelenato con funghi naturali al 100%;
  • sa che confondiamo la leggerezza in calorie con la leggerezza in peso, tipici esempi sono gli spot che parlano di crackers e grissini;
  • ultimamente poi, qualche produttore “furbo” ha pensato bene di sfruttare un determinato “allarme” insinuando ai 4 venti che solo il suo riso… o il suo grano saraceno è… senza glutine!
  • Come dimenticarsi, infine, del celeberrimo olio d’oliva “a bassa acidità”?

Non abbiate quindi timore di farvi opportunamente guidare verso un consumo consapevole di alimenti e, se necessario, integratori; insieme, possiamo sfatare molti falsi miti rendendovi veri salutisti a dispetto di tutta “l’informazione” dilagante, che guarda caso vi pilota “disinteressatamente” verso COSTOSISSIMI prodotti.

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